Perché NO Cargo Parma

Un aeroporto a Parma. Era il 1962. Gli anni del boom, quando tutto era possibile e le regole erano in divenire. Quando i controlli e i protocolli non potevano contare sull’esperienza che ha definito il modello attuale. Quando ancora la parola “aeroporto” evocava business, internazionalità, modernità.
Insomma, quando ancora non erano chiari i limiti e le possibilità di uno scalo provinciale, il predecessore dell’ENAC (Civilavia) rigettò la domanda di ampliamento della pista a 900 metri. Secondo i sostenitori del progetto attaccandosi a cavilli improbabili (incidenza dei venti contrari all’orientamento della pista) ma evidentemente gli addetti ai lavori e gli incaricati dei controlli li ritennero decisivi e dell’Aeroporto moderno se ne riparlò negli anni ’80 e poi il giorno dell’apertura ufficiale nel 1991.

60 anni dopo i “lacci e lacciuoli” paiono essere magicamente scomparsi a favore di un’idea potenzialmente devastante per il territorio parmense, i cui imprenditori e amministratori si riempiono la bocca giorno e notte di parole rincuoranti: ambiente, sostenibilità, green. Al posto del fallimentare progetto di un aeroporto passeggeri verrà attivato un più “remunerativo” aeroporto cargo. Pacchi al posto di persone. In fondo un chiaro richiamo del futuro che ci aspetta. Il tutto con un allungamento della pista a 2880 metri che già solo in fase progettuale è incredibilmente andato a sbattere (per fortuna solo metaforicamente) contro un altro progetto di cementificazione “old style”: il mega mall in zona fiera.
La punta di un iceberg che comprende centinaia di milioni di euro di denaro pubblico (di Comune di Parma, Regione Emilia-Romagna e Governo) tra investimenti e penali da pagare in nome di un presunto “valore strategico” pubblico che puzza di favore ai privati che negli anni hanno perso soldi puntando su un progetto sbagliato. Un po’ come quando si spera di recuperare le perdite di una scommessa continuando a scommettere somme sempre più consistenti aumentando l’azzardo.

Peccato che la scellerata scommessa comprenda la salute migliaia di bambini (1500 bambini frequentano le scuole vicinissime alla pista, alcune sono posizionate proprio sulle direttrici di decollo e atterraggio, la più vicina a 600 metri, a cui vanno aggiunti le altre migliaia presenti nelle zone limitrofe) per i quali parlano chiaro gli studi scientifici riportati da ISDE sui ritardi nell’apprendimento scolastico, disturbi cognitivi e iperattività. Oltre ad un impatto sulle gestanti.
E non serve un veggente per prevedere i sicuri disagi per migliaia di cittadini di Parma Ovest e Parma Nord (tra inquinamento acustico e atmosferico) e soprattutto patologie, a partire dallo sviluppo di disturbi cardiovascolari negli adulti. Inoltre in un aeroporto con dimensioni uguali a quello di Bergamo (preso ad esempio per l’ampliamento della pista di Parma) il rumore si propaga per 6 km. Mezza città. E l’inquinamento ambientale? A subirlo sarà tutta la città, situata già nella pianura più inquinata d’Europa.

E quindi non è chiaro come la Commissione VIA abbia potuto ignorare la presenza dei bambini quando ha scritto che i valori di rischio cancerogeno e tossicologico siano “molto al di sotto dei valori limite imposti dalla Agenzia Us Epa”. Forse chi ha approvato le carte ha un’età tale per cui, tra 20-30 anni quando si cominceranno a vedere gli effetti reali sulla popolazione nel frattempo divenuta adulta, non potrà più rendere conto a nessuno.
Forse è il caso che i potenziali candidati del futuro, considerando ormai terminato il mandato dell’attuale primo cittadino, così come i notabili locali si preparino a dover gestire con la prossima generazione un conto salatissimo dal punto di vista sociale e della salute.

Gli ricordiamo pertanto, ancora una volta, che gli aerei Cargo sono molto più grandi, pesanti e potenti degli aerei passeggeri ed è per questo che è necessario allungare ulteriormente l’attuale pista di 1 Km. Tali caratteristiche dei Cargo (grande peso e conseguente aumento della potenza necessaria per il decollo) fanno sì che siano estremamene più rumorosi di qualunque altro aereo in fase di decollo e atterraggio. A tutto ciò si aggiunge l’aggravante che i cargo viaggiano fino alle 23 e ricominciano alle 4 del mattino: sono garantite solo 5 ore di sonno. Le merci dopo essere atterrate vengono movimentate e fatte partire per le varie destinazioni con svariati camion e TIR caricando quindi anche il traffico cittadino e lo snodo autostradale. Gli elementi per valutarne l’impatto sono davanti agli occhi di tutti, o quasi.

“No Cargo” non significa negare il progresso ma anzi, affermare un principio semplice: il progresso non è inquinare e muovere tonnellate di merci sulla testa dei parmigiani che soccombono a decisioni prese da altri. Il progresso è coinvolgere con responsabilità la cittadinanza nelle decisioni che li vedranno coinvolti e che riguardano tutto il territorio, fornendo dati corretti sul reale impatto di queste scelte. La food valley, la sostenibilità, le scelte “green” non vanno citate solo per piazzare prosciutto e parmigiano in giro per il mondo. Anche perché basterà qualche immagine della zona aeroporto per azzerare qualsiasi campagna di marketing relativa alle nostre eccellenze eno-gastronomiche. Stoccate in magazzini posti tra ciminiere e scarichi di turbojet. Piantare qualche albero pulirà la coscienza degli amministratori, ma non i polmoni dei propri cittadini.

Il nostro comitato è dal 2017 in prima linea per fare chiarezza sui punti oscuri di questo progetto. Per capire chi guadagnerà davvero dall’arrivo dei Cargo nella nostra provincia. Se la svolta è green come può un ente pubblico (ad esempio Comune o Regione) puntare su un progetto inquinante come un aeroporto commerciale da impiantare nel centro della food valley sopra una struttura che storicamente non ha mai generato profitti. Struttura tra l’altro posseduta da privati?
Il progetto, così com’è presenta troppe criticità e punti oscuri, quasi tutti a carico della collettività. Il comitato “No Cargo”, si batterà perché il tentativo di conciliare interessi indifendibili non diventi l’occasione per disperdere un fiume di denaro pubblico nelle tasche dei grandi gruppi di potere.

Il nostro NO è ben motivato. Siamo certi di rappresentare la maggioranza dei cittadini di Parma. Molti di loro non avevano idea di cosa stesse stesse per accadere sopra le proprie teste. Ora non ci sono più alibi, è venuto il momento di cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Insieme, con scelte condivise, è tempo di rivedere un piano ideato a favore di pochi ma a spese di tutti noi.

Fermiamo l’aeroporto cargo di Parma.

Fermiamolo ora.